Stiamo vivendo in una dittatura sanitaria? Spoiler: no





Non è la prima volta che Arezzonotizie e i suoi giornalisti vengono offesi, altre volte siamo stati anche minacciati. Ma stavolta l’attacco è stato coordinato, con centinaia e centinaia di commenti insultanti (una shitstorm), nei confronti di chi promuove la campagna di vaccinazione e di obbligo di green pass (le autorità) ma anche chi diffonde notizie in merito, come il nostro giornale. Probabilmente sono in pochi i commentatori seriali di questa risma, magari gestiscono più profili, ma evidentemente hanno molto tempo libero. Un attacco coordinato e offensivo a un giornale (anzi due, nel mirino ci sono anche i colleghi di Teletruria, oltre alla Asl Toscana Sud Est) non è mai un bel segnale, ma va detto che il fiume di parole affidate ai social da questi profili lascia il tempo che trova e di certo non intimidisce il nostro lavoro quotidiano di giornalisti.


Mi permetto, a margine, di fare due riflessioni soltanto. La prima. Tra le offese ricorrenti a noi rivolte c’è quella di essere “nazisti”, perché – nella mente di chi scrive – il nostro giornale sarebbe organico a una non meglio precisata dittatura nazista che promuove il green pass. Ecco, gridare alla dittatura o al nazismo, quando c’entrano come il cavolo a merenda, è un po’ buttare la palla in tribuna. O rovesciare il tavolo quando le carte sono scoperte: se tutto è dittatura, si depotenzia il concetto stesso di dittatura. Ci si assuefà alla ripetizione, avvertendola come fastidiosa. Col rischio che poi se un giorno ci fossero veri segnali di attacchi alla democrazia (a partire da giornali e giornalisti messi a tacere, per dire) li riconosceremmo a fatica.




La seconda riflessioni riguarda chi si ribella al green pass. Non è un atto coraggioso, ma profondamente egoistico, che non tiene conto di ciò che è successo negli ultimi due anni. Nella maggior parte dei casi, temo, perché sia stato rimosso. Ma non è stato un brutto sogno: vi ricordate la primavera 2020 chiusi in casa, passata a spiare dalle finestre chi faceva jogging? Le terapie intensive che un anno fa sono state sull’orlo di collassare? I parenti, gli amici, i conoscenti morti? O che hanno rischiato di morire, trascinandosi dietro tuttora le conseguenze di una malattia terribile? Se oggi, alle soglie di un nuovo inverno, possiamo permetterci il lusso di considerare tutto questo un incubo passato, lo dobbiamo al vaccino. E alla vaccinazione di massa che in Italia sta andando bene. Potrebbe andare meglio, ma la maggior parte di chi avanza obiezioni ha paura. Timori scientificamente infondati, ma che forse, parlando e senza dileggiare, chi ha competenze potrebbe aiutare a diradare. Molti si sono convinti della bontà del vaccino dalla scorsa estate, riuscendo ad abbattere il muro di diffidenza che le bolle social sono in grado di innalzare. Poi ci sono quelli ubriachi di astruse ideologie e chi soffia sul fuoco della protesta per mero tornaconto: sono davvero pochi, pur se in grado di condizionare molti. Ma l’evidente, pur se graduale, uscita da questa pandemia affievolirà pian piano il molto rumore che fanno.








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