Le scelte (azzeccate) di Mariotti, i gol, le parate di Colombo, il calore dei tifosi. L'Arezzo va









Dolce condanna. L’Arezzo quest’anno è condannato a vincere il campionato. Ed è condannato anche a vincere le partite quasi fosse normale amministrazione. In realtà voltare pagina dopo lo 0-0 di sette giorni fa non era così scontato. Come non lo era riprendere in mano la situazione dopo il pareggio su rigore del Rieti. Invece la squadra ha dimostrato personalità, sangue freddo, carattere. E qualità, sia in campo che con i cambi. È stata una bella giornata, con 250 tifosi al seguito che non hanno tanti club che giocano in C (e in B). Ma nel giorno del compleanno di Menchino Neri, e con un arbitro che si chiamava Angelillo, non poteva andare diversamente.


Le scelte di Mariotti. Il primo posto virtuale, in attesa del recupero San Donato-Rieti di mercoledì, non è risultato da poco. Bravi i tifosi, brava la squadra, non male nemmeno l’allenatore che, tornando allo scetticismo di prima, era quello che faceva storcere di più la bocca per una questione di curriculum e di phisique du role. Le frasi sopra le righe di Città di Castello, dopo la scoppola in amichevole con il Tiferno, poi non gli avevano dato una mano. Invece il 60enne Mariotti, che questa categoria la conosce come le sue tasche, ci sta mettendo molto del suo. E ci mancherebbe altro, si potrebbe obiettare, visto che in panchina siede per quello. In realtà in quattro giornate ha già preso decisioni tutt’altro che semplici. Ha messo fuori Cutolo, il capitano, sciogliendo il nodo della coabitazione con Strambelli, e da Cutolo ha ricevuto adesione totale al ruolo di dodicesimo titolare. In due trasferte il 10 ha cucito due assist di platino che hanno chiuso la partita. Ieri ha messo fuori Foggia, colpo big del mercato, reduce da 20 gol a Messina con promozione in C, e da Foggia ha ricevuto uno scampolo di grande generosità, con palla rubata nella propria metà campo e start per il 3-1. Se aggiungiamo che Sicurella ha segnato, parole sue, con un’azione “provata e riprovata in allenamento”, il quadro è ancor più definito. Siamo solo alla quarta giornata e il cammino è lungo. Ma per adesso Mariotti, che ha una rosa di marpioni, non sta facendo il semplice gestore.



La firma di Colombo. Per un curioso paradosso, che poi tanto paradosso non è, il sigillo più profondo sulle ultime due vittorie ce l’ha messo il portiere. Ad Ardea, a pochi minuti dall’intervallo, conservò il doppio vantaggio amaranto con un riflesso prodigioso su Tozzi. Ieri, a cinque dalla fine, ha sventato il duplice tentativo di Marchi con una parata d’istinto prima e un balzo da gatto poi. Come tutti i portieri che giocano in squadre forti, oltre a saper parare deve anche saper parare poche volte nei novanta minuti, perché gli avversari di pericoli ne creano pochi. Il che richiede, oltre ai fondamentali, anche una capacità di stare sul pezzo non indifferente. Tutte qualità che, per adesso, il 2001 Colombo sta dimostrando di avere. Il fatto che siamo solo alla quarta giornata, ovviamente, vale anche per lui. Fino a ora, però, in gare ufficiali ha preso gol tre volte su rigore e una su carambola di Essoussi. Non male.




Rabbia dentro, voce fuori. Tornando ai tifosi. Coreografia, bandierine e bandieroni, striscioni, due aste, sciarpe, cori, battimani: ieri non è mancato niente e colpisce, al di là della retorica e dei luoghi comuni, il supporto che è in grado di garantire il popolo amaranto anche in una categoria poco fascinosa come la serie D. E dopo una retrocessione che grida vendetta. Dev’essere scattato qualcosa, perché l’avvio di stagione era filato via all’insegna dello scetticismo e del pessimismo più cupo, in parte anche giustificato. Qualche scoria nell’aria resiste, tant’è che il messaggio di Rieti è stato chiarissimo: “rabbia dentro, voce fuori” hanno scritto i gruppi, spaccato fedele della realtà. Però il clima è decisamente più leggero e se è vero che i risultati sono il balsamo migliore, è vero anche che la gente ha scelto un atteggiamento lucido e sensato per ributtarsi in questo campionato. Sarebbe stato fisiologico mettersi di traverso e contestare a prescindere, facendo scontare a tutti, anche a chi non c’entrava nulla, l’ultimo posto in serie C. Invece la rabbia è stata incanalata su binari produttivi, alimentando quella voglia di rivalsa che sta animando la gente. E la squadra, come spesso accade nel calcio, questa pressione positiva la avverte. I 10 punti in quattro giornate nascono da qui, da un circolo virtuoso che si autoalimenta. Sperando non entri mai il granello di sabbia nell’ingranaggio.










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